{"id":4427,"date":"2018-07-09T12:54:22","date_gmt":"2018-07-09T10:54:22","guid":{"rendered":"https:\/\/filosofiaambientale.com\/?p=4427"},"modified":"2018-07-09T12:54:22","modified_gmt":"2018-07-09T10:54:22","slug":"sharing-economy-e-social-eating-la-condivisione-anti-spreco-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/filosofiaambientale.com\/?p=4427","title":{"rendered":"Sharing Economy e Social Eating; la condivisione anti-spreco e non solo"},"content":{"rendered":"<p>La sharing economy \u00e8 in un momento di trasformazione. Era il 2013 quando l\u2019Economist dedic\u00f2 una sua copertina di marzo alla nascita di una nuova forma di economia che, grazie allo scambio e alla condivisione dei beni, avrebbe portato vantaggi economici, ambientali e sociali.<\/p>\n<p>Una delle sue declinazioni \u00e8 il Social Eating che racchiude aspetti vantaggiosi anche in vista della riduzione dello<strong> spreco alimentare<\/strong>: in Italia ogni anno vengono infatti \u201cbuttati\u201d 2,2 milioni di tonnellate di cibo, anche se i dati stanno migliorando.<\/p>\n<p>Il Social Eating ormai affermato in tutta Europa \u00e8 sbarcato anche in Italia; le cene social eating sono prima di tutto un modo nuovo per conoscere persone e sentirsi meno soli in citt\u00e0, ma anche un espediente ingegnoso per affrontare la crisi, ridurre lo spreco e perfino inventarsi un lavoro.<br \/>\nBasta una casa, un men\u00f9 ben studiato e un tema originale, poi l\u2019invito corre sul web, nei social e sulle piattaforme dedicate, e nonostante la diffidenza e il timore iniziale ogni volta \u00e8 un successo tutto esaurito.<\/p>\n<p>Le combinazioni diventano infinite e spaziano dalla cena in vigna agli antichi casolari restaurati con men\u00f9 esotici o tradizionali, in alcuni casi la cena si trasforma in un momento culturale dove apprezzare una mostra d&#8217;arte o condividere dissertazioni filosofiche.<\/p>\n<p>In un contesto cos\u00ec variegato ognuno pu\u00f2 trovare la sua dimensione e sperimentare un&#8217;esperienza di condivisione con una valenza ambientale e culturale.<\/p>\n<p><strong>In Italia<\/strong> c\u2019\u00e8 una prevalenza di donne, la maggior parte di et\u00e0 compresa tra 35 e 45 anni. Inoltre, soprattutto nelle citt\u00e0, l\u2019et\u00e0 media tende a essere pi\u00f9 giovane che nel resto del mondo. Ci sono numerosi iscritti anche nella fascia tra i 25 e i 35 anni. Una generazione pi\u00f9 abituata, forse, a parlare le lingue e socializzare con gli sconosciuti.<\/p>\n<p>Un po\u2019 come ne &#8220;Le Fate Ignoranti&#8221; di Ferzan Ozpetek, agli italiani piace il social eating. Solo nel 2015 si sono registrate 10mila persone su un totale di 60mila utenti nel mondo. Siamo secondi solo alla Francia, che conta 20mila iscritti. Sono questi i numeri di VizEat, social network nato in Francia nel 2014 e approdato in Italia nel febbraio 2015.<\/p>\n<p>Un evento che ha gi\u00e0 le sue <strong>piattaforme<\/strong> di riferimento come <a href=\"https:\/\/gnammo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gnammo<\/a>, una delle prime che si occupa di social eating e che ha creando una comunit\u00e0 molto ricca e variegata con pi\u00f9 8.178 cuochi social, 19.311 eventi in 2.313 citt\u00e0 e\u00a020mila persone che hanno gi\u00e0 provato l\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Questo fenomeno sociale di recente viene analizzato per vagliare le possibili evoluzioni produttive future, come il recente studio effettuato dalla <strong>Cornell University<\/strong> che ha analizzato la relazione tra pasti condivisi ed efficacia del lavoro in gruppo. La ricerca \u00e8 stata condotta nell\u2019arco di 15 mesi in oltre 50 stazioni dei vigili del fuoco e ha messo a confronto le performance delle squadre abituate a condividere i pasti e di quelle in cui invece i pompieri mangiano soli, rilevando risultati notevolmente peggiori in quest\u2019ultimo caso.<\/p>\n<p>Una tendenza che, secondo i ricercatori della Cornell, pu\u00f2 essere estesa a tutte le organizzazioni, aziende comprese, fornendo la base scientifica al famoso aforisma di Virginia Woolf:<br \/>\n\u00abUno non pu\u00f2 pensare bene, se non ha mangiato bene\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4430\" src=\"https:\/\/filosofiaambientale.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/838866_7fa503ec16574a8990b9a5c9d985d4a4mv2-300x169.jpg\" alt=\"social eating\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/filosofiaambientale.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/838866_7fa503ec16574a8990b9a5c9d985d4a4mv2-300x169.jpg 300w, https:\/\/filosofiaambientale.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/838866_7fa503ec16574a8990b9a5c9d985d4a4mv2-768x432.jpg 768w, https:\/\/filosofiaambientale.com\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/838866_7fa503ec16574a8990b9a5c9d985d4a4mv2.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><em>Edited by Martina Andreoni<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sharing economy \u00e8 in un momento di trasformazione. 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